Bevagna

Dimmi il tuo nome e ti dirò di dove sei.
In un certo qual modo sembra essere questo il motto di Bevagna, un altro splendido borgo medievale umbro. Infatti se si ha modo di conoscere qualche abitante del luogo, non ci si deve stupire se a presentarsi sarà un certo Atazio, Esquilio, o un più comune Euclide o Vareno (il mitico fondatore di Mevania, l’antica Bevagna).
chiesa bevagnaSono molti gli studiosi che sono andati a curiosare tra le carte storiche-onomastiche di Bevagna, attirati da questo strano fenomeno che storicamente caratterizza i suoi abitanti e non ancora definitivamente spiegato.
Di nomi ce ne sono per tutti i gusti: dai giovani Justine, Andreiw, Jordan, Betty, che forse derivano da mamme affezionate a nuovi film e fiction, a nomi quali Trieste, Torino, Roma, che ben rappresentano l’Italia; risalendo infine alla mitologia troviamo Euterpe, Caliope, Tersicore, e c’è addirittura chi nel 1951 si chiamava già Euro!
Che gli abitanti di Bevagna siano un po’ particolari e affezionati ai propri nomi, lo si capisce anche da un altro particolare non comune. Lungo il corso sedie bevagnache attraversa il piccolo borgo, si possono trovare delle allettanti sedie in legno che, dopo un bel cammino, possono far gola allo stanco e sbadato turista.sedie Tali piccole “oasi”però non sono certamente a disposizione di tutti i passanti. “E’ de Angilino er postino!” “Era de Cincino er ferroviere!”. Tuonanti “epigrafi”, impresse a mano su ogni sedia, rivendicano e segnalano il legittimo proprietario, con tanto di nome e professione!
Al di là di queste curiosità che fanno comunque assaporare la particolarità e la genuinità del luogo, e, di conseguenza, dei loro abitanti, Bevagna è sicuramente una delle tappe più incantevoli di un viaggio in Umbria.
Centro di origine umbra e romana sorge al margine della piana di Foligno, alla base dei colli che si estendono al centro della regione. Conserva in sé una suggestiva atmosfera medievale, protetta e in qualche modo custodita sia da corsi d’acqua che ne costituiscono la prima difesa naturale, sia da torri e mura medioevali possenti che girano per circa 2 km intorno alla città.
Ancora una volta si consigliano scarpe comode per attraversare e vivere questa piccola ma incantevole cittadina che, quasi per mettere alla prova i sui avventori, è dotata di un lastricato irregolare che rende un po’ difficile ai tacchi alti il cammino attraverso i sui splendidi e suggestivi vicoli.
Che sia un ammonimento a tornare ad essere semplici per poter apprezzare la bellezza delle cose? Forse sì ed è ancora più bello addentrarsi per le innomerevoli stradine di Bevagna, in occasione del “Mercato delle Gaite”, quando le quattro Gaite o quartieri in cui la città è divisa, si animano per far rivivere l’antica atmosfera medievale, allestendo botteghe artigiane, taverne e mercatini medioevali tipici.
Tale manifestazione, che si svolge ogni anno a fine giugno, dura nove giorni; i primi sette sono dedicati alla preparazione degli oggetti da vendere e alle visite della giuria del Palio, a una gara di tiro con l’arco, a gare gastronomiche nelle taverne, mentre gli ultimi due sono riservati al gigantesco mercato in costume, capace di attirare ad ogni edizione migliaia di visitatori.
Un tempo importanti, quanto se non più delle strade, erano i fiumi che ancora attraversano lentamente lacittadina, la circondano, e che un tempo l’arricchivano non solo di nuovi traffici e commerci, ma anche di uomini, di storie e di numerose leggende.
Ancora tramandata da nonno a nipotino bevanati è sicuramente la leggenda, che ha quasi duecento anni, del misterioso e profondissimo Lago Aiso, situato nelle vicinanze di Bevagna, chiamato così proprio perché considerato senza fondo, cioè Abisso. laghettoA questo punto ogni nipotino forse è già sotto le coperte tirate su fino agli occhi, mentre,se ascoltasse ancorala storia, saprebbe che, proprio dove è ora il laghetto, vi era l’abitazione di un certo ricco contadino che viveva, con la moglie, figliuoli e nipoti, in gran prosperità, con bestiame, possedimenti e copiose ricchezze terrene. Altrettanto povero era invece di pietà, crudele con i bisognosi e i mendicanti che scacciava dalla sua porta con parole ingiuriose e aizzando contro di loro i propri cani.
Un bel giorno, mentre il crudele contadino insieme alla sua famiglia era nei campi a lavorare ed essendo rimasta sola in casa una giovane sua nuora molto pietosa e devota, arrivò alla porta un povero di bellissimo aspetto e di radioso viso che domandò un piccolo aiuto alla giovane.
La donna, che era così compassionevole e pietosa, si affrettò a portagli un bel pezzo di pane e ad avvertirlo di andare in fretta via di là per evitare di incontrare il Suocero crudele o altri della famiglia.
Allora il povero, che era l’Angelo del Signore, disse: “Buona giovane, questa sera, quando tu vedrai scaturire dal pavimento di questa casa una piccola fontana d’acqua, prendi uno dei tuoi figli e in fretta scappa da questa casa e mettiti in salvo nel vicino colle; questo perché Nostro Signore ha deliberato di non voler più tollerare l’avarizia e la crudeltà del tuo Suocero e della sua famiglia, ma tutta la vuol sommergere.”
Così avvenne che la stessa sera, mentre il resto della famiglia era ancora a tavola, la giovane vide, come aveva predetto il l’Angelo del Signore, un rivolo d’acqua uscire dal pavimento. Prese subito in braccio il piccolo bambino che teneva in grembo e tenendo l’ altro per mano, uscì in fretta da quella casa dirigendosi verso i colli. Ed ecco che la casa, con tutti coloro che erano al suo interno, sprofondò in un enorme abisso d’acqua. Poiché la giovane non aveva portato con sè uno solo dei suoi bambini, disobbedendo così a ciò che le aveva detto l’Angelo, subito un rivo proveniente da quell’acqua che aveva sommerso la casa, inseguì la giovane. Ella per poter salvare almeno uno dei due bambini lasciò per strada il piccolo che portava per mano.
Il giorno seguente, la giovane, scendendo dalla collina dove si era rifugiata, ritrovò, che dove era la casa con la famiglia del suocero, vi era un lago d’acqua e dove aveva lasciato uno dei suoi figlioli, salvato dal Signore nell’anima, ma non nel corpo, si era aperta la terra che lo aveva inghiottito e lì era nato un altro laghetto che ancora oggi si può vedere.
Per far stare ancor più buoni i nipotini e metterli definitivamente KO, si narra che ogni anno, il giorno di S.Anna, chi va a visitare ancora oggi l’Aiso, può riuscire a scorgere attraverso l’acqua “punitrice” del lago le travi della casa sommersa e può ancora sentire le grida del crudele suocero.
Le antiche leggende si sà hanno una loro forza, perché forse, un fondo di verità, in un certo qual modo, lo hanno sempre.
Un piccolo corso d’acqua sembra anche il principale Corso Matteotti che attraversa Bevagna dividendola in due parti, sfociando poi nella piazza principale, Piazza Silvestri che racchiude i monumenti più importanti. Qui troviamo la chiesa di S.Silvestro, la più antica e di arte romanica, la chiesa di S.Domenico, di San Michele Arcangelo e infine il Palazzo Consoli che racchiude dal 1886 lo storico e splendido Teatro Torti.
Ad ogni modo il consiglio spassionato è sempre lo stesso: girare il paese seguendo il proprio istinto, la propria voglia di scoprire. Nel caso in cui l’intuito sia un po’arrugginito e non vi sappia guidare come un tempo, si raccomanda di chiedere indicazioni per raggiungere un posto da non perdere, il lavatoio sul fiume Clitunno, nei pressi di Porta Molini, luogo caratteristico, ancora molto usato dalle donne del paese.
La pace che si riceve attraversando Bevagna non ha prezzo, tutto va ad una velocità diversa, nuova per chi non è abituato, ma che è antica in realtà ed è solo custodita con cura nel tempo.
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